sabato 9 maggio 2009

Gomme a rischio scoppio: indagate case produttrici

Pneumatici potenzialmente pericolosi circolerebbero sulle strade di tutta Italia: si indaga sulle case produttrici

Migliaia di italiani, ogni giorno, circolerebbero su veicoli con pneumatici a rischio di scoppio. Sulla vicenda, a seguito di diverse segnalazioni, è stata aperta un’inchiesta dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. La notizia, però, non è trapelata finchè lo stesso procuratore aggiunto non ha inviato una lettera, allegata ad una relazione dei tecnici che lo coadiuvano, al ministro per le infrastrutture Altiero Matteoli.
Il fascicolo dell’inchiesta contiene informazioni relative a quattro tra le più grandi case produttrici di pneumatici al mondo: Pirelli, Goodyear, Michelin Italia e Bridgestone Italy. “Commercializzazione di prodotti a rischio”: è questa l’accusa che verrebbe mossa nei confronti delle aziende indagate. Il codice del consumatore vieta infatti l’immissione nel mercato di prodotti potenzialmente pericolosi.
Le indagini si basano sulla visita di numerosi depositi di stoccaggio da parte degli inquirenti, i quali avrebbero trovato conferma dei loro sospetti. L’esito delle analisi, infatti, avrebbe fatto emergere che dopo la loro fabbricazione, gli pneumatici rimangono in giacenza per troppo tempo all’interno dei depositi, addirittura anche per 10 anni (mentre le norme vigenti prevedono un massimo di 5 anni, estendibile a 7 in condizioni particolari). La giacenza delle gomme, poi, sarebbe all’aperto o in gabbie metalliche, accelerando così il loro naturale processo di deterioramento.
Una volta montati su automobili e camion, dunque, gli penumatici sono da considerare pericolosi in quanto “potrebbero esplodere, causando gravi incidenti”. Il tutto sarebbe aggravato dal fatto che, come hanno sollevato gli esperti interpellati da Guariniello, gli pneumatici in questione non recano alcun segno visibile di tale deterioramento, inducendo a reputarli idonei all’utilizzo.
Stando così le cose, al termine dell’inchiesta si renderebbe necessario risalire dalla filiera di produzione a quella di distribuzione fino ad arrivare ai rivenditori specializzati, al fine di eliminare il più possibile il rischio degli incidenti.
Da alcune fonti si apprende anche che i vertici delle aziende indagate sarebbero in contatto con la procura di Torino da diverso tempo, garantendo il loro impegno per risolvere la questione.

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