domenica 31 maggio 2009
domenica 24 maggio 2009
Facebook: sei stato nominato

Assegnati i premi per l'edizione 2009 del Big Brother Award, nell'ambito del convegno e-privacy 2009, al Palazzo Vecchio di Firenze. Il tema del convegno è: "verso il controllo totale". In Italia, Facebook, Gabriella Carlucci e il Ministero dell'Interno sono considerati le maggiori minacce alla privacy degli internauti.
Le categorie per le nomine
Sono sei le categorie per i "premi" assegnati da Big Brother Awards, di cui 5 sono negativi e solo uno positivo
- "Peggior azienda privata"
- "Peggior ente pubblico"
- "Bocca a stivale"
- "Minaccia da una vita"
- "Tecnologia più invasiva"
- "Eroe della privacy"
Una settima categoria è: "Lamento del popolo", l'unica assegnata per acclamazione popolare e, dunque, senza la mediazione della giuria.
I vincitori: Facebook fa incetta di premi

Facebook si è aggiudicato il podio per ben tre delle categorie su citate. Il social network più utilizzato e amato dai naviganti di tutto il mondo, ha infatti vinto, innanzitutto, il premio "Peggior azienda privata", in quanto considerato azienda opaca, difficile da contattare per quegli utenti che avessero bisogno di supporto o di segnalare casi di violazione dei propri profili, e poco trasparente in materia di condivisione delle proprie strategie, presenti e future.
In secondo luogo, a Facebook è stato assegnato anche il premio per la categoria "Tecnologia più invasiva", con la motivazione:
In secondo luogo, a Facebook è stato assegnato anche il premio per la categoria "Tecnologia più invasiva", con la motivazione:
"Facebook non rappresenta una tecnologia realmente innovativa, utilizzando nella maggior parte dei casi tecnologie standard già disponibili. Quello che lo rende particolarmente unico è il particolare mix che, come nella pozione del dott. Jeckyll, induce e fa il possibile per amplificare il bisogno compulsivo di riversare i propri dati personali in rete. Fa questo ben protetta da una policy che, per quanto molto discussa e parzialmente ritrattata in rete, permette qualsiasi tipo di utilizzo di tutti i dati, testuali, immagini, relazioni e navigazioni che vi vengano riversati. Il successo dell'azienza è una misura della sua pericolosità in termini di profilazione e controllo dei suoi utenti. Il fatto di trattare non semplici ricerche e messaggi di posta, come Google, ma direttamente reti di relazioni, cioè la parte più intima dei dati personali, la rende potenzialmente ben più pericolosa".
Il terzo dei premi aggiudicati al "libro delle facce" è quello assegnato per volere della maggioranza degli internauti, ovvero: "Lamento del popolo".
Gli altri vincitori
Le due medaglie d'oro per le categorie "Minaccia da una vita" e "Bocca a stivale" sono state conferite all'onorevole Gabriella Carlucci. A rendere l'ex show-girl adesso in politica una minaccia per la privacy, è stato il suo DDL2195 ("Disposizioni per assicurare la legalità nella rete Internet e delega al Governo per l'istituzione di un apposito comitato"). Il secondo dei premi citati, invece, le è stato assegnato per la sua proposta di bandire l'anonimato di internet, al fine di impedire, nelle parole della onorevole, "ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell'anonimato". Gabriella Carlucci si era riferita in particolar modo ad un blogger anonimo che aveva "schedato e offeso le forze dell'ordine". Tali dichiarazioni, addotte dai votanti quali motivazioni per il conferimento del premio alla Carlucci, hanno portato i giurati a sostenere che chiunque abbia imbucato una lettera anonima, non ha mai indotto crisi nelle forze dell'ordine o collassi istituzionali.
Il premio "Peggior ente pubblico" è andato al Ministero dell'Interno, contestato per l'adozione di iniziative quali la schedatura dei bambini rom e il famigerato "Pacchetto sicurezza", che prevede, tra le altre cose, anche la possibilità di censurare determinati siti in modo arbitrario.Unica categoria positiva: "Eroe della privacy"
Il premio "Winston Smith - Eroe della privacy" è stato assegnato alla Electronic Frontier Foundation, una organizzzazione statunitense che, sin dalla sua fondazione nel 1990, è in prima linea contro le minacce al diritto nel cyberspace. Le sue battaglie mirano infatti a tutelare la libertà di parola, le innovazioni, la privacy e i diritti dei consumatori sul web. I giurati del premio hanno sostenuto, in proposito, che l'azione della Eff ha avuto notevoli e benefici effetti anche in Italia, concludendo che "tutti i cittadini della Rete, italiani e non, le devono moltissimo".
Cos'è il Big Brother Award
Nato nel 1998, il Big Brother Award è un premio "in negativo" che si svolge in nove nazioni europee e viene assegnato ai colpevoli di aver più danneggiato la privacy.Un "Grande Fratello" che punta il dito, quindi, contro tutte quelle aziende, enti privati, soggetti singoli, programmi/iniziative realizzati in tutto od in parte in Italia, che, come si legge nel sito ufficiale, "fanno continuamente a polpette la privacy" o promuovono "discutibili misure di sicurezza" inerenti la Rete.Ogni internauta può, collegandosi al sito, compilare un modulo per nominare i propri prescelti. La giuria, composta da esperti in materia di internet e nuove tecnologie, dovrà esaminare, insieme alle nomine, anche delle brevi frasi che descrivano i motivi della scelta degli internauti, oltre che eventuali referenze e link che motivino le accuse.Il Premio è organizzato e curato dal Progetto Winston Smith, in collaborazione con Privacy International ed altre organizzazioni.
sabato 23 maggio 2009
Quotidiani in-formati
Il settore dell’informazione su carta, come testimoniano i dati sulle vendite/diffusioni dei giornali, è probabilmente il più toccato dalla crisi mondiale dell’editoria . Cercando una ricetta per poter tornare ad esser appealing per i clienti, alcuni quotidiani hanno trovato una ricetta originale: allearsi quanto più possibile con il “nemico” internet.Il primo passo è stato dunque quello di tagliare il formato. La riduzione in larghezza e in lunghezza delle pagine è funzionale a diversi scopi. In primo luogo, consente di agevolare la lettura dei quotidiani anche durante i frenetici spostamenti in autobus o in metropolitana o mentre si fa colazione al bar.
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Connessi, ma poco mobili
Il 59,7% degli Italiani di età compresa tra gli 11 ed i 74 anni è in grado di collegarsi ad internet da qualunque luogo e attraverso qualunque tipo di device. Il dato emerge da AW Trends , il Report della Ricerca di base sulla diffusione dell’online in Italia realizzato da Audiweb in collaborazione con Doxa .
AW Trends presenta i risultati cumulati di 4 cicli di interviste svolte dal 12/05/08 al 13/05/09, che mirano a comprendere, oltre al livello di penetrazione di Internet nel nostro Paese, anche la tipologia di fruitori (stratificati per sesso, età, residenza geografica ecc….) e, soprattutto, le modalità di fruizione della rete. E sono proprio i risultati dell’indagine sui media privilegiati per l’accesso al web a trarre in inganno l’incauto e frettoloso lettore del comunicato stampa diffuso da audiweb per la presentazione del rapporto.
Aprendo il testo integrale del rapporto si scopre, infatti, che è solo il 6,2% della popolazione dagli 11 ai 74 (pari a 2.969 individui) anni ad avere accesso ad internet “da smartphone, cellulare o PDA”. Questi sono principalmente uomini, di età compresa tra gli 18 e i 34 anni, laureati, imprenditori, liberi professionisti, dirigenti, quadri o docenti universitari. Se si incrociano tutti i dati appena citati con quello secondo il quale più della metà della popolazione campione dell’intervista possiede un cellulare dotato di accesso ad internet, emerge chiaramente la tesi secondo la quale la fruizione di contenuti in mobilità è un lusso più che una reale opportunità. Che quasi il 60% della popolazione italiana possa esser in grado di fruire del web in mobilità, tramite palmari, smartphone ecc…, richiede una realtà in cui molte delle barriere che attualmente ostacolano queste modalità di fruizione dovrebbero definitivamente esser abbattute. Si pensi, ad esempio, ai costi elevati degli abbonamenti per ricevere informazioni multimediali su dispositivi portatili, o all’arretratezza – rispetto ad altri Paesi – nella ottimizzazione dei siti di informazione per la visualizzazione sui piccoli schermi. Un’ultima considerazione andrebbe fatti sui risultati relativi alle motivazioni di utilizzo della rete: il 46,1% degli intervistati ha dichiarato di connettersi per trovare informazioni. Tutto questo in un periodo in cui, tra i principali media di informazione italiani, si registra un gran fervore nella confezione di contenuti che possano esser adattabili al maggior numero di media possibili. Tutto sembra convergere, insomma, verso un unico risultato, che poi è quello più auspicabile: un maggior impegno nell’elaborazione di strategie che riescano a diminuire i costi per la fruizione di contenuti multimediali in movimento, oltre ad una migliore fruibilità di tali contenuti dal punto di vista grafico. Senza rinunciare alla qualità, ovvio. Sarebbe un bene. Per tutti.
Aprendo il testo integrale del rapporto si scopre, infatti, che è solo il 6,2% della popolazione dagli 11 ai 74 (pari a 2.969 individui) anni ad avere accesso ad internet “da smartphone, cellulare o PDA”. Questi sono principalmente uomini, di età compresa tra gli 18 e i 34 anni, laureati, imprenditori, liberi professionisti, dirigenti, quadri o docenti universitari. Se si incrociano tutti i dati appena citati con quello secondo il quale più della metà della popolazione campione dell’intervista possiede un cellulare dotato di accesso ad internet, emerge chiaramente la tesi secondo la quale la fruizione di contenuti in mobilità è un lusso più che una reale opportunità. Che quasi il 60% della popolazione italiana possa esser in grado di fruire del web in mobilità, tramite palmari, smartphone ecc…, richiede una realtà in cui molte delle barriere che attualmente ostacolano queste modalità di fruizione dovrebbero definitivamente esser abbattute. Si pensi, ad esempio, ai costi elevati degli abbonamenti per ricevere informazioni multimediali su dispositivi portatili, o all’arretratezza – rispetto ad altri Paesi – nella ottimizzazione dei siti di informazione per la visualizzazione sui piccoli schermi. Un’ultima considerazione andrebbe fatti sui risultati relativi alle motivazioni di utilizzo della rete: il 46,1% degli intervistati ha dichiarato di connettersi per trovare informazioni. Tutto questo in un periodo in cui, tra i principali media di informazione italiani, si registra un gran fervore nella confezione di contenuti che possano esser adattabili al maggior numero di media possibili. Tutto sembra convergere, insomma, verso un unico risultato, che poi è quello più auspicabile: un maggior impegno nell’elaborazione di strategie che riescano a diminuire i costi per la fruizione di contenuti multimediali in movimento, oltre ad una migliore fruibilità di tali contenuti dal punto di vista grafico. Senza rinunciare alla qualità, ovvio. Sarebbe un bene. Per tutti.
sabato 9 maggio 2009
Gomme a rischio scoppio: indagate case produttrici
Pneumatici potenzialmente pericolosi circolerebbero sulle strade di tutta Italia: si indaga sulle case produttrici
Migliaia di italiani, ogni giorno, circolerebbero su veicoli con pneumatici a rischio di scoppio. Sulla vicenda, a seguito di diverse segnalazioni, è stata aperta un’inchiesta dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. La notizia, però, non è trapelata finchè lo stesso procuratore aggiunto non ha inviato una lettera, allegata ad una relazione dei tecnici che lo coadiuvano, al ministro per le infrastrutture Altiero Matteoli.
Il fascicolo dell’inchiesta contiene informazioni relative a quattro tra le più grandi case produttrici di pneumatici al mondo: Pirelli, Goodyear, Michelin Italia e Bridgestone Italy. “Commercializzazione di prodotti a rischio”: è questa l’accusa che verrebbe mossa nei confronti delle aziende indagate. Il codice del consumatore vieta infatti l’immissione nel mercato di prodotti potenzialmente pericolosi.
Le indagini si basano sulla visita di numerosi depositi di stoccaggio da parte degli inquirenti, i quali avrebbero trovato conferma dei loro sospetti. L’esito delle analisi, infatti, avrebbe fatto emergere che dopo la loro fabbricazione, gli pneumatici rimangono in giacenza per troppo tempo all’interno dei depositi, addirittura anche per 10 anni (mentre le norme vigenti prevedono un massimo di 5 anni, estendibile a 7 in condizioni particolari). La giacenza delle gomme, poi, sarebbe all’aperto o in gabbie metalliche, accelerando così il loro naturale processo di deterioramento.
Una volta montati su automobili e camion, dunque, gli penumatici sono da considerare pericolosi in quanto “potrebbero esplodere, causando gravi incidenti”. Il tutto sarebbe aggravato dal fatto che, come hanno sollevato gli esperti interpellati da Guariniello, gli pneumatici in questione non recano alcun segno visibile di tale deterioramento, inducendo a reputarli idonei all’utilizzo.
Stando così le cose, al termine dell’inchiesta si renderebbe necessario risalire dalla filiera di produzione a quella di distribuzione fino ad arrivare ai rivenditori specializzati, al fine di eliminare il più possibile il rischio degli incidenti.
Da alcune fonti si apprende anche che i vertici delle aziende indagate sarebbero in contatto con la procura di Torino da diverso tempo, garantendo il loro impegno per risolvere la questione.
Il fascicolo dell’inchiesta contiene informazioni relative a quattro tra le più grandi case produttrici di pneumatici al mondo: Pirelli, Goodyear, Michelin Italia e Bridgestone Italy. “Commercializzazione di prodotti a rischio”: è questa l’accusa che verrebbe mossa nei confronti delle aziende indagate. Il codice del consumatore vieta infatti l’immissione nel mercato di prodotti potenzialmente pericolosi.
Le indagini si basano sulla visita di numerosi depositi di stoccaggio da parte degli inquirenti, i quali avrebbero trovato conferma dei loro sospetti. L’esito delle analisi, infatti, avrebbe fatto emergere che dopo la loro fabbricazione, gli pneumatici rimangono in giacenza per troppo tempo all’interno dei depositi, addirittura anche per 10 anni (mentre le norme vigenti prevedono un massimo di 5 anni, estendibile a 7 in condizioni particolari). La giacenza delle gomme, poi, sarebbe all’aperto o in gabbie metalliche, accelerando così il loro naturale processo di deterioramento.
Una volta montati su automobili e camion, dunque, gli penumatici sono da considerare pericolosi in quanto “potrebbero esplodere, causando gravi incidenti”. Il tutto sarebbe aggravato dal fatto che, come hanno sollevato gli esperti interpellati da Guariniello, gli pneumatici in questione non recano alcun segno visibile di tale deterioramento, inducendo a reputarli idonei all’utilizzo.
Stando così le cose, al termine dell’inchiesta si renderebbe necessario risalire dalla filiera di produzione a quella di distribuzione fino ad arrivare ai rivenditori specializzati, al fine di eliminare il più possibile il rischio degli incidenti.
Da alcune fonti si apprende anche che i vertici delle aziende indagate sarebbero in contatto con la procura di Torino da diverso tempo, garantendo il loro impegno per risolvere la questione.
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venerdì 8 maggio 2009
Nasce ComunicLab

Una palestra per gli studenti di Scienze della Comunicazione.
Questo lo scopo di comuniclab, il nuovo portale di informazione messo a disposizione degli studenti dell'università La Sapienza di Roma che volessero iniziare a cimentarsi con le tecniche e le pratiche della scrittura giornalistica.
L'iniziativa non è nuova: comuniclab nasce da una evoluzione di Mediazone, il vecchio magazine di facoltà, che necessitava di evolversi al fine di "evidenziare la dimensione di partecipazione, apertura e flessibilità della rivista, integrando la profonditàdi analisi dei docenti con la carica innovativa degli studenti".
Il processo riguarda in particolare gli studenti del corso della LM in "Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo" (cui sono iscritte le tre redattrici di questo blog) guidati dal prof. Pasquale Mallozzi.
A loro viene chiesto di tirar fuori, anche e soprattutto seguendo una lucida follia e una rispettosa anarchia, prodotti che sappiano integrare in maniera proficua tutti i nuovi mondi che la comunicazione multimediale permette di scoprire.
Una informazione a 360 gradi, che riesca ad attivare nel lettore livelli di coinvolgimento differenti: intellettivo, visivo, semiotico, audiovisivo.
L'invito è però rivolto a tutta la community degli studenti di Sdc: affinchè il nostro senso di appartenza ad una stessa facoltà che poi dovrebbe anche essere uno stile di vita, ad una stessa facoltà, cinema o caserma, o persino ad una stessa aula, possa diventare senso di appartenenza ad una redazione diffusa, in cui tanto i docenti quanto gli studenti saranno i protagonisti attivi.
Questo lo scopo di comuniclab, il nuovo portale di informazione messo a disposizione degli studenti dell'università La Sapienza di Roma che volessero iniziare a cimentarsi con le tecniche e le pratiche della scrittura giornalistica.
L'iniziativa non è nuova: comuniclab nasce da una evoluzione di Mediazone, il vecchio magazine di facoltà, che necessitava di evolversi al fine di "evidenziare la dimensione di partecipazione, apertura e flessibilità della rivista, integrando la profonditàdi analisi dei docenti con la carica innovativa degli studenti".
Il processo riguarda in particolare gli studenti del corso della LM in "Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo" (cui sono iscritte le tre redattrici di questo blog) guidati dal prof. Pasquale Mallozzi.
A loro viene chiesto di tirar fuori, anche e soprattutto seguendo una lucida follia e una rispettosa anarchia, prodotti che sappiano integrare in maniera proficua tutti i nuovi mondi che la comunicazione multimediale permette di scoprire.
Una informazione a 360 gradi, che riesca ad attivare nel lettore livelli di coinvolgimento differenti: intellettivo, visivo, semiotico, audiovisivo.
L'invito è però rivolto a tutta la community degli studenti di Sdc: affinchè il nostro senso di appartenza ad una stessa facoltà che poi dovrebbe anche essere uno stile di vita, ad una stessa facoltà, cinema o caserma, o persino ad una stessa aula, possa diventare senso di appartenenza ad una redazione diffusa, in cui tanto i docenti quanto gli studenti saranno i protagonisti attivi.
E allora... let's go and read it!
A scuola con il pc...
Si chiama JumPc il netbook che sarà presto utilizzato da tutte le scuole italiane. Il ministro Brunetta ha infatti prospettato un tipo di didattica rinnovata e innovativa dove ogni bambino avrà il suo netbook dotato di apposito software realizzato proprio per i più piccoli. Questa iniziativa ha preso inizio in relazione alla diffusione dei risultati della sperimentazione del progetto dal titolo “A scuola con JumPc” che lo scorso settembre ha interessato cinque istituti di scuola primaria del Lazio, del Piemonte e della Sicilia.
JumPc, utilizzato da circa 150 alunni dai sei ai dodici anni e da 15 insegnanti, ha caratteristiche innovative: è robusto, leggero, dotato di una tastiera in grado di resistere ai liquidi e di una serie di programmi per imparare le diverse materie scolastiche. Buoni i risultati: i bambini hanno infatti imparato in fretta i vari programmi e hanno ottenuto miglioramenti dei loro profitti scolastici.
Pc into the school
JumPc is a new personal computer used in some italian schools to let the youngest pupils learn very quickly how to use a pc
sabato 2 maggio 2009
"Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Vasco"
Più di 500.000 anime (le cifre, come in tutte le manifestazioni, sono discordanti) accomunate da una voce sola: "Vasco, Vasco". E' stato questo il leit motiv della serata romana del Primo Maggio, che, come ogni anno, ha ospitato il grande concerto in Piazza San Giovanni in Laterano.
L'arrivo della Rock Star era previsto per le 21:00, e già dalle 19:00 era possibile sentire una miriade di accenti diversi fremere e gridare, con emozione "tra un pò arriva Vasco".
Una differenza, rispetto agli anni scorsi, che i frequentatori abituali del Primo Maggio Romano non hanno potuto non notare è stata la grande varietà anagrafica del popolo che gremiva Piazza San Giovanni: dagli 8 ai 60 anni (e forse anche più). Tutti in sua attesa. Tutti ad aspettare il guru della canzone italiana che, in una intervista al Tg1 aveva dichiarato che "il voler dare qualcosa di tutto ciò che ha ricevuto" lo aveva spinto a partecipare alla manifestazione.
Il presentatore della serata (durante la quale si sono esibiti artisti come Afterhours, PFM, Bennato, Paola Turci, Subsonica, Caparezza ecc...) è Sergio Castellitto, che apre la giornata citando l'articolo 1 della Costituzione e chiedendo alla folla di completarlo recitandolo a memoria: "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".
Toccante il momento in cui il presentatore ricorda i ragazzi morti nella Casa dello Studente a Via XX Settembre a L'Aquila: "Quei ragazzi io li considero dei morti sul lavoro". In segno di solidarietà con l'Abruzzo devastato dal terremoto, si esibisce anche la banda musicale di Introdacqua (L'Aquila), che chiude la propria performance suonando "il mondo che vorrei", la canzone di Vasco Rossi che ha dato il titolo alla edizione 2009 del Primo Maggio.
L'attesa si fa sempre più febbricitante, e quando Castellitto annuncia "Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Vasco", un attimo di silenzio incredulo e poi....poi esplodono applausi ed acclamazioni.
Vasco non si risparmia: poche parole tra un brano e l'altro ma ben 7 canzoni sono un omaggio dovuto alla folla che così tanto lo incita. Apre con "Stupendo", per andare avanti con "Non appari mai", "T'immagini", "C'è chi dice no", "Gli spari sopra", "Sally" e la cover de I Corvi del '66 "Sono un ragazzo di strada".
Canta Vasco, canta e infiamma la piazza affidando alla musica il compito di trasmettere ciò che le parole non possono: per questo cambia un verso di "Non appari mai" in "Qui siamo tutti belli e buoni, votiamo tutti Berlusconi". E poi prega i giovani: "non date troppo ascolto a quello che sentite in tv, soprattutto ai telegiornali". Il pubblico apprezza e intona un coro anti-berlusconiano.
Dopo la sua uscita dal palco Sergio Castellitto lo richiama chiedendogli di cantare "Un senso" e Blasco non si tira indietro.
Durante la sua esecuzione scene surreali: giovani impietriti, lacrime, urla, e, soprattutto, sprezzanti del pericolo, cercano di salire ovunque possono pur di vedere meglio il palco. La situazione degenera a tal punto che i volontari della Protezione Civile sono costretti ad intervenire per tentare di far scendere dalle loro postazioni di fortuna i ragazzi più in pericolo.
Da registrare, in proposito, un buon servizio dei mezzi di soccorso pubblico allestiti dalle autorità competenti: ambulanze, squadre di volontari della Misericordia, della Protezione Civile, della C.R.I (Croce Rossa Italiana). Prontamente, per tutto il corso della giornata, soccorronno i ragazzi che, a causa dell'eccessivo uso di alcool e dato il caldo e la compressione della massa, accusano lievi malori.
Già dopo la fine della perfomance di Vasco Rossi molti partecipanti cominciano ad andar via: strade e stradine intorno a piazza San Giovanni in Laterano si riempiono di ragazzi accalcati; la maggior parte cerca di raggiungere la Stazione Termini.
A Piazza dei Cinquecento e a Via Giolitti (che costeggiano la Stazione) , lunghe file di gente che aspetta un taxi o che attende la partenza del proprio treno.
La Stazione è rimasta aperta per tutta la notte rafforzando i servizi di controllo e di ristorazione per i turisti accorsi da tutta Italia a partecipare alla manifestazione
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